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Come trovare nuovi clienti B2B: dal passaparola a un sistema che si misura

Redazione Strategic Change Agency · · 11 min di lettura

In breve

Per trovare nuovi clienti B2B in modo prevedibile non basta il passaparola: serve un percorso misurato, con pochi canali scelti per il vostro cliente ideale, una pagina e un modulo che trasformano l'interesse in una richiesta, e un conteggio che segue ogni contatto fino al contratto. Il passaparola resta: diventa uno dei canali, non l'unico.

Responsabile commerciale davanti a una mappa dell'Italia con punti collegati da fili dorati
Indice dell’articolo
  1. Perché il passaparola non basta più
  2. Dove sono oggi le imprese italiane: siti, social, pubblicità online
  3. Il percorso in cinque tappe
  4. Quanto investire e come decidere
  5. Errori frequenti
  6. Che cosa fare in pratica
  7. Domande frequenti
  8. Fonti

Perché il passaparola non basta più

Il passaparola è il canale migliore che un'azienda B2B possa avere: chi arriva per raccomandazione conosce già qualcuno di cui si fida. Il problema non è la qualità, è la prevedibilità. Il passaparola arriva quando arriva, non si può accelerare e non dice nulla su ciò che non funziona. Se un anno arrivano meno richieste, non si capisce se è il mercato, il prezzo, la stagione o una persona che è andata in pensione.

Tre situazioni mostrano che è il momento di costruire altro accanto al passaparola:

  • Dipendenza da pochi clienti o da pochi referenti. Se le nuove richieste passano da due o tre persone, basta un cambio di ruolo per fermarle.
  • Crescita voluta ma non guidabile. Volete entrare in un settore o in una zona nuova, dove nessuno ancora vi conosce.
  • Nessuna idea di quanto costa un cliente. Si sa quanto si fattura, non quanto è costato ottenerlo.

Non c'è una cifra seria che dica quanta parte dei clienti B2B italiani arrivi dal passaparola, e non ne useremo una. Il punto non è un dato: è la domanda che ogni titolare dovrebbe potersi fare, cioè «da dove sono arrivati gli ultimi dieci clienti?». Se la risposta richiede di cercare tra le email, il sistema non c'è ancora.

Dove sono oggi le imprese italiane: siti, social, pubblicità online

Prima di scegliere i canali, conviene sapere dove sono le altre imprese, perché è lì che si forma l'abitudine dei vostri clienti e dei vostri concorrenti.

  • Secondo l'Istat, nel 2025 le imprese italiane con almeno 10 addetti che usano i social media sono il 59,0% (Imprese e Ict, anno 2025, comunicato del 15 dicembre 2025).
  • Secondo Eurostat, nel 2025 il 79,01% delle imprese dell'Unione europea aveva un sito web (Digital economy and society statistics - enterprises, dati estratti a gennaio 2026). È un dato europeo, non italiano: serve a dire che avere un sito è la norma, non un vantaggio.
  • Secondo gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, nel 2025 la pubblicità online in Italia ha raggiunto 6,2 miliardi di euro (+11%), il 53% di un mercato pubblicitario complessivo di 11,8 miliardi. Per il 2026 è prevista una crescita fino a 7 miliardi (+12%). Gli stessi Osservatori indicano che nel 2026 i grandi operatori internazionali raccoglieranno l'83% degli investimenti pubblicitari online (comunicato dell'11 giugno 2026).

Che cosa se ne ricava? Primo: un sito e una presenza sui social non distinguono più nessuno, sono il punto di partenza. Secondo: la pubblicità online è ormai il mezzo principale del mercato italiano, ma quasi tutta la spesa passa da pochi grandi operatori, e questo significa che le regole di asta e di costo le fanno loro, non voi. Terzo: nessuno di questi dati dice quanto costerà a voi un cliente. Quel numero si ottiene solo misurandolo, ed è il tema del resto dell'articolo.

Il percorso in cinque tappe

Quello che segue è il metodo che usiamo in agenzia: non è una norma né uno standard di settore, è il modo in cui impostiamo il lavoro del capitolo Acquisizione. Ogni tappa ha una domanda a cui si risponde per iscritto, prima di spendere un euro. Gli esempi sono esempi di fantasia, scritti per chiarire un passaggio: non descrivono clienti reali.

1. Chi volete come cliente

Prima dei canali viene il cliente ideale, descritto in modo abbastanza preciso da potersi sbagliare. Tre elementi bastano: settore, dimensione (per esempio per addetti o per fatturato) e chi decide l'acquisto nell'azienda cliente.

Esempio di fantasia: «aziende manifatturiere con più sedi, dove decide il direttore di stabilimento». È una descrizione che permette di escludere qualcuno. «Tutte le aziende che hanno bisogno di noi» non lo permette, e porta a messaggi generici che non parlano a nessuno.

Un buon controllo: guardate gli ultimi clienti che sono stati davvero un buon affare (pagano puntuali, restano, si fidano) e chiedetevi che cosa hanno in comune.

2. Dove lo raggiungete

Con un cliente descritto così si sceglie dove cercarlo. I canali principali per un'azienda B2B sono pochi:

  • Ricerca su Google. Chi ha già il problema e lo cerca. Funziona se ci sono ricerche reali sul vostro servizio e se la vostra pagina risponde a quella ricerca.
  • Campagne su Meta (Facebook e Instagram). Raggiungono persone, non aziende: vanno impostate pensando a chi decide. Quando funzionano e quando no per il B2B lo spieghiamo in un articolo dedicato: Facebook Ads per il B2B.
  • LinkedIn. Permette di scegliere per ruolo e settore, ma ha un limite pratico: per ogni gruppo di annunci il pubblico minimo è di 300 account e LinkedIn suggerisce almeno 50.000 per ottenere risultati (LinkedIn Help, Audience size requirements). Se il vostro cliente ideale è un gruppo molto ristretto, può non bastare.
  • Fiere, eventi e rete commerciale. Non sono "vecchi": per molti settori restano il canale con il contatto più diretto. Il punto è registrare chi si incontra come si registra un contatto online.
  • Passaparola e segnalazioni. Restano un canale, e si possono anche chiedere in modo ordinato.

Scegliete uno o due canali, non cinque. Le aziende che aprono tutto insieme non sanno poi quale ha portato che cosa. La regola pratica è partire dal canale dove il vostro cliente ideale è più facile da raggiungere e dove potete misurare il risultato.

3. Dove arriva

Chi risponde a un annuncio o a una ricerca deve arrivare in un posto che parli di una cosa sola. Una pagina con un solo obiettivo (chiedere un contatto) funziona meglio della home di un sito che parla di tutto, perché non obbliga la persona a cercare.

Il modulo è la parte che spesso decide. Qualche indicazione di metodo:

  • poche domande all'inizio (nome, azienda, un recapito, che cosa serve);
  • se servono più informazioni, un modulo a passi: una domanda per volta, con la possibilità di fermarsi dopo i dati essenziali;
  • una frase chiara su che cosa succede dopo l'invio e in quanto tempo vi si risponde;
  • da telefono deve funzionare con il pollice: campi grandi, nessuna tabella da ingrandire.

Se raccogliete dati personali, servono l'informativa privacy e una base giuridica adeguata. Per le regole precise rivolgetevi a un professionista o al sito del Garante per la protezione dei dati personali: in questo articolo non le riassumiamo.

4. Che cosa succede dopo

Un contatto che aspetta tre giorni una risposta è un contatto che nel frattempo ne ha sentiti altri. Per questo la quarta tappa riguarda chi risponde, in quanto tempo e con quali domande.

  • Risposta: stabilite un tempo massimo interno (per esempio entro la giornata lavorativa) e una persona responsabile. Il tempo giusto lo decidete voi in base al vostro settore.
  • Qualifica: poche domande fisse per capire se il contatto è in target (settore, dimensione, ruolo, esigenza, tempi). Un contatto qualificato è un contatto che corrisponde al cliente ideale della tappa 1 e ha un bisogno reale; la distinzione tra contatto e contatto qualificato la approfondiamo in Lead generation B2B.
  • Passaggio al commerciale: chi riceve il contatto deve ricevere anche ciò che la persona ha scritto, non solo il nome e il telefono.

5. Che cosa misurate

È la tappa che separa un sistema da una serie di azioni. Per ogni canale conviene contare quattro numeri, in questo ordine:

  1. contatti arrivati;
  2. contatti in target (qualificati);
  3. clienti ottenuti, cioè contratti o ordini firmati;
  4. costo per cliente: quanto avete speso sul canale, diviso per i clienti che ne sono arrivati.

Il costo per contatto da solo inganna: un canale che porta tanti contatti economici ma nessun cliente costa più di uno che ne porta pochi e buoni. Per questo bisogna seguire il contatto fino al contratto, anche quando il contratto si chiude mesi dopo. Come si calcola il costo di acquisizione, e che cosa includere, è nell'articolo Costo di acquisizione del cliente.

Un dettaglio che si dimentica: in un'azienda con vendite lunghe, il conteggio vive in un foglio o in un registro in cui chi vende segna l'esito. Senza quel passaggio, la pubblicità si valuta sui clic, e i clic non pagano gli stipendi.

Quanto investire e come decidere

Non esiste una cifra giusta valida per tutti, e non ne diamo una: non c'è una fonte seria da citare e una cifra a caso sarebbe fuorviante. Esiste però un modo di decidere.

  • Partite dal margine. Un cliente nuovo vale per voi un certo margine nel tempo. Ciò che potete spendere per ottenerlo ha un tetto che dipende da quel valore.
  • Partite piccoli su un canale solo. Un periodo di prova con un budget che potete permettervi di perdere, e con un obiettivo scritto prima (quanti contatti in target volete vedere).
  • Decidete in anticipo che cosa fate dei risultati. Se dopo il periodo di prova il costo per cliente è sotto il tetto, si aumenta; se è sopra, si cambia qualcosa (messaggio, pagina, canale) o si ferma.

Come impostare il budget per l'anno, a partire dai clienti che servono e non dalla spesa dell'anno scorso, è nell'articolo Budget marketing.

Errori frequenti

Sono errori che vediamo nel modo in cui le aziende impostano il lavoro, descritti qui come parte del nostro metodo e non come risultato di un'indagine.

  • Canali scelti per moda. «Lo fanno tutti su LinkedIn» non è una ragione: lo è «il nostro cliente ideale è lì e possiamo raggiungerlo».
  • Nessuna misura oltre il clic. Si guarda quante persone hanno visitato la pagina, non quante sono diventate clienti.
  • Risposta lenta. Si investe per ottenere un contatto e poi lo si lascia fermo.
  • Una pagina che parla di tutto. Chi arriva da un annuncio sul servizio X e trova la home dell'azienda se ne va.
  • Cambiare tutto ogni mese. Se si modificano canale, messaggio e pagina insieme, non si capisce che cosa ha prodotto il cambiamento.
  • Aspettarsi una promessa. Nessuno può garantire un numero di clienti: lo spieghiamo sempre prima di iniziare, e lo scriviamo nella proposta insieme a obiettivi, tempi e costi.

Chi vende online ha un'altra versione dello stesso problema: le visite ci sono ma gli ordini no. Ne parliamo in E-commerce con poche vendite.

Che cosa fare in pratica

Questi passi si possono fare da soli, in poche settimane, senza spendere nulla.

  1. Ricostruite l'origine degli ultimi dieci clienti. Per ciascuno scrivete da dove è arrivato (segnalazione, fiera, ricerca, contatto diretto). Dove non lo sapete, scrivetelo: è già un'informazione.
  2. Scrivete il cliente ideale in tre righe: settore, dimensione, chi decide.
  3. Scegliete un canale su cui fare il primo tentativo, e annotate perché.
  4. Preparate una pagina e un modulo con un solo obiettivo. Provateli dal telefono prima di usarli.
  5. Fissate chi risponde e in quanto tempo, e quali domande di qualifica fare.
  6. Aprite un foglio con quattro colonne: contatti, contatti in target, clienti, spesa. Aggiornatelo ogni settimana, anche con gli zeri.
  7. Decidete la data della prima verifica e che cosa farete se i numeri sono sotto o sopra l'attesa.

Se volete che qualcuno imposti e segua questo percorso insieme a voi, è il lavoro del capitolo Acquisizione che svolgiamo con le aziende che ce lo affidano. Si può affidare anche solo questo capitolo.

Volete capire da dove arrivano oggi i vostri clienti e quanto vi costa ciascuno?

Richiedete un approfondimento: guardiamo insieme i canali che usate e quale conviene misurare per primo.

Domande frequenti

Il passaparola va abbandonato?

No. Resta un ottimo canale, spesso il migliore per qualità dei clienti. Il consiglio è affiancargli altri canali misurabili, e misurare anche il passaparola: chiedere a ogni nuovo cliente come ci ha conosciuti e segnarlo.

Meglio costruire contatti in entrata o cercare i clienti uno a uno?

Dipende dal vostro mercato. Se il numero di aziende che potrebbero comprare è piccolo e conosciuto, la ricerca diretta con la rete commerciale può bastare. Se i potenziali clienti sono molti o non li conoscete, conviene che siano loro a trovarvi, con ricerche e campagne. Spesso le due strade si combinano.

LinkedIn è il canale giusto per il B2B?

Può esserlo, ma non è automatico. Permette di scegliere per ruolo e settore; ha però un pubblico minimo per gruppo di annunci di 300 account e suggerisce almeno 50.000 per ottenere risultati, quindi per nicchie molto strette può non essere adatto. Va valutato sul vostro cliente ideale.

Quanto costa trovare un cliente?

Non esiste un valore valido per tutti, e noi non ne diamo uno. Il costo per cliente si ottiene dividendo la spesa di un canale per i clienti che ne sono arrivati, e cambia da settore a settore e da azienda ad azienda.

In quanto tempo si vedono i risultati?

Non possiamo promettere né tempi né risultati. Le campagne producono contatti in tempi brevi, ma il contratto dipende dal ciclo di vendita della vostra azienda. Per questo la prima verifica si fissa prima di iniziare.

Fonti

  • Istat — Imprese e Ict, anno 2025 — indirizzo — comunicato del 15/12/2025 — consultata il 18/10/2026
  • Eurostat — Digital economy and society statistics - enterprises — indirizzo — dati estratti a gennaio 2026 — consultata il 18/10/2026
  • Osservatori Digital Innovation, Politecnico di Milano — Internet advertising in Italia in crescita — indirizzo — comunicato dell'11/06/2026 — consultata il 18/10/2026
  • LinkedIn Help — Audience size requirements — indirizzo — pagina non datata — consultata il 18/10/2026

A cura della Redazione Strategic Change Agency. Fonti e dati sono verificati prima della pubblicazione; per segnalare una correzione: [email protected].

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